inizio : fine = fine : inizio
LA VITA CONTINUA

Nella precisa intenzione di comunicare e relazionarsi alla propria comunità Dogali realizza una pubblicazione a stampo territoriale.

Nella trattazione dei temi inerenti la professione e l’esperienza di un agenzia funebre da sempre attenta e presente, emergono aspetti di taglio informativo e conoscitivo, occasioni di confronto e scoperta, ricerche e curiosità.
Al fine di sviluppare un approccio più lineare e familiare riguardo ad argomenti spesso ignorati – e così temuti – nella vita di tutti i giorni.
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– Tutte le cose belle vengono dalla terra. –

E se un’altra concezione del rapporto inizio-fine, età-eternità, realtà-aldilà interessasse le nostre riflessioni, il concetto di vita e il momento di morte?
Siamo uomini. La nostra linea del tempo ha un preciso punto di arrivo, un limite oltre il quale qualsiasi esperienza terrena è compiuta.
Ricordiamolo – riconoscendo e accettando il senso della caducità – per comprendere quanto ogni nostra azione possa risplendere di un’intensità piena, di una gratitudine profonda e sincera.

Ognuno pensi a ciò a cui tiene, a quello che più gli piace fare: non sarà per sempre? In un certo senso, sì. Perché sta accadendo ed esistendo, qui, ora e può succedere nel modo migliore possibile.

Se capitasse per l’ultima volta, quanto sarebbe più forte, indescrivibile, unico?

– Sì, ma poi tornano sotto terra. –

Nella nostra società c’è chi con la morte ha imparato a confrontarsi quotidianamente, facendo del servizio, dell’assistenza e di tutte le pratiche concernenti l’evento il proprio mestiere.
Un mestiere di presenza sicura nell’incerto sopraggiungere di ogni assenza. Un lavoro che si può realizzare in molti modi, dove la correttezza e l’onestà della prestazione rappresentano un doveroso codice di condotta, una tacita e discreta alleanza con la propria comunità.

A stretto rapporto con la vita che va sono le Agenzie Funebri. Anche, a stretto contatto con la vita che continua e che ha tutto il bisogno di risalire e ritrovarsi.

La distanza che accomuna questo duplice aspetto di ogni dipartita è quella della vicinanza e del riferimento. Per qualsiasi cosa, esserci: oltre una promessa, un accordo di rispetto.

Danzando tondo a tondo la Morte s’incanta e scorda il motivo della sua venuta

La realtà si può anche giocare.
La propria sorte darla agli scacchi.
Nella fantasia dell’arte è lecito inventare, sognare, fare magie.
A volte è sufficiente un tocco per vincere il limite dell’inevitabile; un colore o una suggestione per vedere qualcos’altro e dare forma all’eccezionalità.
È un’illusione possibile, un racconto che rapisce lo sguardo e fa pensare.

È la Danza Macabra di Pian Camuno: una favola in cerchio, una rappresentazione che tratta di riverenza e verità.

Ai margini occidentali del centro di Pià-Piano-Pian Camuno, in adiacenza alla Chiesa di Santa Giulia Vergine e Martire, ci troviamo nell’Oratorio dei Morti o Cappella dei Disciplini, un’antica chiesetta del XVI secolo in passato frequentata dai Disciplinanti, quel movimento medievale particolarmente votato al culto dei morti e all’espiazione dei propri peccati.
Dall’affresco uno scheletro ci parla e invita a meditare.

“Vieni meco eremita che gionto è il fin di tua vita”.

All’eremita, al ricco signore, a noi, pare esortare ad apprezzare integralmente la propria esistenza, ad amarla tenacemente, a dirigere l’andare delle cose con impegno a buon fine. Poi ci sarà il distacco, l’oltre, il grande viaggio e tutti saremo uguali, senza classi o distinzioni, dinanzi alla Morte.

“Alla morte non pensi o avaro mentre in un momento vai al inferno con il tuo danaro”.

È il senso e la regola della Danza Macabra: il valore egalitario della fine e l’inutilità del potere o del bene materiale terreno; l’incontro dell’uomo con una figura-simbolo quasi familiare, non spaventosa né terribile, quasi un’ambasciatrice del tempo e del caso, una compagna naturale e biologica.

Nel suo movimento metaforico, la Danza è un atto di riconciliazione, il richiamo di un’esuberante voglia di vivere, un saluto ritmato al mondo e alle sue cose. A passo di musica.

Altrove dal conosciuto, nel mistero di quello che sarà dopo, gli invitati al ballo e tutto il pubblico si ricordino di onorare la Vita, in ogni momento e istante, con buona gioia di esistere.

lo scheletro allegro
E ricorda che devi vivere.
Coscienziosamente e felicemente vivere, approfittando dell’occasione presente e cogliendo l’autenticità del semplice.

Lo sapevano bene gli antichi e ben lo ribadisce lo scheletro a mosaico di Antiochia, dal III secolo a.C. intento a gustare una coppa di vino e una forma di pane.
"Sii allegro, goditi la vita", riporta l’iscrizione che accompagna il suo banchetto, decisamente essenziale.
Del domani incerto e del destino imprevedibile è giusto il caso di preoccuparsi, adesso?

           lo scheletro coppiere A stare meglio, comincia subito.
Il famoso scheletro coppiere
(Carpe Diem). Rinvenuto a Pompei,
oggi al Museo Archeologico Nazionale di Napoli.
Mosaico, 70 x 91 cm
Foto: Marie-Lan Nguyen (2011)
Di fronte a quello che potrà manifestarsi un giorno, fra un anno o un secondo, come e cosa fare?
Chiederlo allo scheletro di Pompei – allo scheletro coppiere – è un’idea; il gradimento pronto del piacere – assai probabilmente – la sua risposta.

Tra una mescita e un bicchiere è oltremodo imprescindibile brindare alla memoria del buono e del bello, alla possibilità più propria dell’esserci.

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